Veduta dall'alto della Piana di Sibari con campi, uliveti e agrumeti attraversati da un fiume
Panorama della Piana di Sibari vista dall'alto, con i campi coltivati e il letto del fiume — foto: Fernando Santopaolo (it.wikipedia) · Public domain · Wikimedia Commons

Chi arriva sulla costa ionica cosentina scendendo dalle colline vede aprirsi davanti a sé una pianura ampia, ordinata, verde in ogni stagione. È la Piana di Sibari, la più grande pianura della Calabria, chiusa fra il massiccio del Pollino a nord e l'altopiano della Sila a sud, e aperta verso il mare Ionio. Il suo nome viene dall'antica Sibari, la città della Magna Grecia fondata dagli Achei intorno al 720 a.C. e celebrata nel mondo antico per la sua ricchezza. Ancora oggi questa terra si capisce meglio guardandola da vicino: attraverso i suoi fiumi, le sue coltivazioni e la sua storia recente.

Due fiumi che hanno disegnato la piana

La piana è attraversata dal Crati e dal suo affluente, il Coscile, che scendono verso il mare Ionio. Nell'antichità i due corsi d'acqua avevano i nomi greci di Krathis e Sybaris, e la città di Sibari sorgeva proprio fra di loro, vicino alla costa. Allora il Coscile, secondo gli studiosi, correva verso il mare con un percorso autonomo; solo in seguito è diventato affluente del Crati. Sono stati i fiumi a portare i sedimenti che hanno formato la pianura, ed è ai fiumi che la piana deve sia la sua fertilità sia, per secoli, le sue paludi.

Alla foce del Crati oggi c'è una riserva naturale regionale, gestita insieme a quella del lago di Tarsia, più a monte lungo lo stesso fiume. È un ambiente umido prezioso, dove la campagna coltivata lascia spazio a canneti, acque lente e uccelli.

Dalla palude alla campagna coltivata

Per lungo tempo la piana è stata un territorio paludoso e difficile da abitare. La svolta arrivò con la bonifica degli anni Trenta del Novecento, che rese i terreni coltivabili e richiamò famiglie dalle montagne circostanti. Da allora l'agricoltura è diventata la principale risorsa della zona: agrumi, uliveti e perfino risaie, perché i terreni argillosi che trattengono l'acqua e le estati lunghe e soleggiate hanno reso possibile anche la coltivazione del riso.

Il risultato è il paesaggio che vedete oggi: una trama regolare di campi, filari e canali, interrotta dai casali di campagna e, verso l'interno, dalle colline coperte di olivi che salgono verso i paesi.

Il regno delle clementine

Se c'è un frutto che racconta la Piana di Sibari, è la clementina. La sua coltivazione si è diffusa in Calabria fra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento, e proprio qui, insieme alla piana di Gioia Tauro, ha trovato il suo ambiente ideale. Oggi la Clementina di Calabria è tutelata come prodotto IGP, e la zona della Sibaritide e di Corigliano è fra le più importanti per la produzione. La raccolta va da ottobre a febbraio: sono mesi in cui le campagne si colorano di arancio e l'aria profuma di agrumi. In primavera, invece, è il momento della fioritura, e il profumo della zagara accompagna le passeggiate.

Accanto agli agrumi c'è l'olivo, presenza costante sulle colline che circondano la piana e alla base di una tradizione olearia profondamente legata alla vita delle famiglie. E poi c'è la liquirizia, che nella Sibaritide cresce spontanea da tempi antichissimi: a Rossano la famiglia Amarelli ne estrae il succo dal 1731, e il Museo della liquirizia Giorgio Amarelli ne racconta la storia.

Il paesaggio attorno al casale

Il Casale Le Tre Volte si trova proprio dentro questo paesaggio, in contrada Marinetta, nella campagna di Rossano, fra gli agrumeti e a circa 800 metri dal mare Ionio. È un'antica residenza di campagna, con un corpo del Settecento e le volte che le danno il nome, legata alla tradizione agricola e familiare della zona. Qui la piana si vive senza filtri: il silenzio delle campagne, il cambio di colore degli alberi con le stagioni, il mare che si intuisce oltre i filari.

Consiglio pratico: le passeggiate più belle si fanno al mattino presto o al tramonto, quando la luce è morbida e il caldo lascia respiro. Ricordate che gli agrumeti sono proprietà private e fonte di lavoro: restate sulle strade e non raccogliete la frutta dagli alberi.

La Piana di Sibari non ha bisogno di effetti speciali. È un paesaggio da osservare con calma, come si fa con le cose che si lasciano scoprire poco alla volta.

Dormire fra gli agrumeti della Piana di Sibari

Il Casale Le Tre Volte è un'antica residenza di campagna restaurata con cura, nella campagna di Rossano, fra gli agrumeti e a circa 800 metri dal mare.